
By our Principal Economist Dr. Laura Galdikiene
L’economia dell’eurozona ha chiuso lo scorso anno in tono debole, con il PIL reale in crescita di appena lo 0,1% nel quarto trimestre. Tuttavia, le speranze di ripresa stanno ora incontrando ostacoli dovuti all’escalation delle tensioni commerciali, poiché le recenti misure adottate dagli Stati Uniti minacciano la stabilità sia per i responsabili politici che per le imprese. Il presidente degli Stati Uniti ha recentemente annunciato un dazio del 25% sulle importazioni dal Messico e dal Canada (successivamente rinviato), un dazio del 10% sulle importazioni cinesi e un dazio generalizzato del 25% su acciaio e alluminio. Ulteriori misure da parte degli Stati Uniti mireranno a contrastare sia le barriere tariffarie che quelle non tariffarie, tra cui sussidi, IVA e svalutazione valutaria.
Per gli esportatori europei, queste restrizioni commerciali potrebbero comportare un calo della domanda, interruzioni della catena di approvvigionamento e una riduzione dei profitti. Se nell’UE venissero introdotti dazi di ritorsione, la Banca centrale europea potrebbe avere difficoltà a trovare un equilibrio tra il controllo dell’inflazione e i tagli dei tassi, con il rischio di peggiorare le prospettive economiche. Tuttavia, l’incertezza che circonda il commercio stesso potrebbe frenare la crescita, ritardando gli investimenti e limitando la spesa dei consumatori. L’Indice di incertezza sulla politica commerciale, che monitora la frequenza degli articoli che fanno riferimento alla politica commerciale e all’incertezza, ha raggiunto livelli record dopo le elezioni statunitensi, riflettendo un diffuso malessere economico. Le imprese che un tempo perseguivano piani di espansione stanno ora riconsiderando le proprie strategie, privilegiando un approccio cauto di “attesa e osservazione” in un contesto altamente imprevedibile.

La storia dimostra che le guerre commerciali non producono vincitori, ma solo vittime economiche. Quest’anno ricorre il 95° anniversario dello Smoot-Hawley Act, una legge statunitense del 1930 che aumentò i dazi su oltre 20.000 beni importati, innescando misure di ritorsione e aggravando la Grande Depressione attraverso la limitazione del commercio globale. Oggi, la crescente complessità delle catene di approvvigionamento globali rende le restrizioni commerciali ancora più destabilizzanti rispetto al passato. I responsabili politici devono riconoscere che la cooperazione, e non il conflitto, è la chiave per garantire stabilità e crescita a lungo termine.
Per le imprese, affrontare questa situazione di incertezza richiede resilienza e pianificazione strategica. Sebbene il commercio globale continui a essere instabile, un processo decisionale consapevole, la capacità di adattamento e la diversificazione aiuteranno le imprese a superare la tempesta.






